Falaride - I cunicoli di Akragas

22FALA

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Questa box vi racconta una leggenda di Agrigento...

I cunicoli di Akragas – Agrigento 

Dal 570 a.C., per circa trent’anni Falaride fu il tiranno di Akragas (odierna Agrigento), città che  rappresentava una grande potenza economica e militare nel Mediterraneo. Costui era conosciuto ovunque  per la sua perfidia. La leggenda narra che questo re scellerato fosse molto ricco e che, prima di morire,  andò a nascondere le sue ricchezze in una grotta degli Ipogei. Gli Ipogei sono cunicoli sotterranei scavati  nella roccia di calcarenite, che servivano per alimentare i bisogni idrici della città. Nascosti sotto il suolo  della città, sono abitati solo da quei simpatici e malinconici uccelli che amano le tenebre e il mistero; oggi  possiamo camminarvi sopra, senza immaginare la loro presenza, il loro significato, la loro storia ed il  mistero che vi si cela. Spesso si narra di cercatori, scesi nelle viscere della terra alla ricerca di tesori e mai  più tornati. Anche molti tra coloro che sono partiti alla ricerca del Tesoro di Re Falaride non hanno più visto  la luce delle stelle. Da qui la credenza che gli Ipogei siano incantati. A dar merito a tale credenza,  contribuiscono la tecnica costruttiva e la predisposizione del terreno là dove il vento si infuria, per via dei  tanti corridoi che vi si snodano. Si dice che per trovare questo tesoro occorra che tre persone con lo stesso  nome si incontrino senza essersi cercate; e che – appena riunite – entrino nella grotta a mezzanotte in  punto. Si racconta appunto di tre uomini con lo stesso nome che, una volta, entrarono nella grotta proprio  a mezzanotte. Una volta entrati, essi udirono un vento furioso ma, caparbiamente, andarono avanti per  quei corridoi e quelle grotte. Arrivarono di fronte a uno stanzone illuminato a giorno, che emanava un tale  splendore da non poter essere sostenuto con lo sguardo: la stanza era piena di monete d’oro e d’argento e  tante altre cose belle, tutte a tre a tre: tre carrozze (una d’oro, una d’argento e una d’avorio), tre tavoli, tre  casse. E poi armi, scudi, corazze… Tutto d’oro massiccio e ricoperto di pietre preziose. I tre uomini si  gettarono sulle monete e cercarono di raccoglierne il più possibile ma, appena si voltarono per andarsene,  non trovarono più l’uscita.

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